giovedì 22 maggio 2008

Le teorie naif: in che cosa consiste una psicoterapia (seconda parte)

Nell’articolo precedente ho spiegato come ogni persona ha delle idee sia sulle cause della sofferenza (propria e altrui), sia su come si potrebbe agire per risolverla. Queste opinioni, il più delle volte, si basano però su una psicologia ingenua o teorie naif, più o meno distanti dal modello professionale dello psicoterapeuta.

Rimandando ad un prossimo articolo una breve esemplificazione delle teorie naif più comuni, è opportuno avere prima un’idea precisa delle teorie che il terapeuta propone ai pazienti per aiutarli a guarire dalla propria sofferenza.

Il modello seguente si rifà alla teoria cognitiva e comportamentale, considerata a livello internazionale uno dei più efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici, così come attestano recenti documenti diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Sostanzialmente tale modello postula che ogni persona è guidata dal perseguimento di scopi (bisogni, desideri, aspirazioni, ecc..).
Gli scopi sono sia innati, sia appresi.
Le emozioni svolgono una funzione di segnale, quelle positive informano il raggiungimento degli scopi, quelle negative il fallimento del realizzazione dello scopo o la minaccia di un fallimento.
Per raggiungere uno scopo, si mettono in atto delle strategie. Quali e come usarle è determinato dalle credenze (cognizioni), che funzionano un po’ come una mappa sia di se stessi e del territorio in cui ci si trova: sulla base del tipo di territorio che le proprie credenze (convinzioni, assunzioni, valutazioni, giudizi, ecc..) delineano e sulla conseguente constatazione di dove ognuno si colloca e vuole arrivare (scopo), si organizzano specifici percorsi (si attuano certe strategie) per giungere all’arrivo (ottenimento dello scopo). Le credenze sono sia innate, sia apprese dall’esperienza, in particolare dall’esperienza precoce (infanzia e adolescenza).

Inoltre, le emozioni e i comportamenti non sono determinati dagli eventi, ma dalle soggettive valutazioni che su di essi vengono fatte. In ogni istante avviene una valutazione degli eventi come positivi o negativi rispetto ai propri scopi, tramite un dialogo interno.

Le prime credenze apprese lottano per sopravvivere e tendono ad autoconfermarsi, cioè dirigono la percezione, la memoria e l’apprendimento di nuove esperienze agendo come un filtro che esclude tutte gli elementi e le prove che non le confermano. Questo aspetto è molto importante, perché la sofferenza dipende dal ripresentarsi continuo del fallimento di uno scopo, senza che si riesca a cambiare strategie per raggiungerlo o senza che si riesca a rinunciare a quello scopo.

Per la loro particolare natura autoconfermante le credenze vengono generalizzate a diversi contesti della vita. Quando sono state apprese avevano una funzione di adattamento dell’individuo al contesto particolare in cui viveva; accade spesso che in altri contesti le stesse credenze siano del tutto o in parte disfunzionali, causando sofferenza.

Il cambiamento in terapia, e nella vita, passa perciò attraverso un cambiamento delle credenze che permetta un cambiamento delle strategie per ottenere uno scopo o la rinuncia stessa dello scopo, quando irraggiungibile. Ciò viene attuato rivivendo criticamente il contesto passato in cui le credenze sono state apprese e mediante azioni specifiche nel presente atte a metterle alla prova per favorire la loro messa in discussione circa la loro utilità e verità.

La psicoterapia cognitiva e comportamentale aiuta ad incrementare la consapevolezza circa i propri scopi, le proprie strategie per raggiungerli, le proprie credenze e il dialogo interno che genera le emozioni e i comportamenti e a mettere in discussione le credenze che causano sofferenza, cercando credenze alternative più utili e funzionali.

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